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pubblicato da Administrator il 2012-11-30 07:55:03

Cosa significa per le donne lavorare in un ambiente friendly, capace di valorizzarle professionalmente e insieme di ascoltare e accogliere i loro bisogni? Apparentemente, la caratteristica più importante è che l’azienda o l’organizzazione in cui si lavora si faccia carico o faciliti l’accesso a servizi di welfare, time-saving, money-saving. Sì perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è solo con il bilanciamento dei carichi di lavoro e familiari che aumenta la qualità della vita delle donne lavoratrici.

Questo è il tema del Blog Tank di Donna Moderna di questo di mese, a cui ha partecipato sul nostro sito Angela Micocci con questo post. Ma è ciò che emerge anche dalla ricerca del Great Place to Work Institute Italia, che ogni anno stila la classifica dei migliori ambienti di lavoro. Un bel posto in cui lavorare è quello in cui le dipendenti e i dipendenti sono considerati, riconosciuti, fatti crescere, non discriminati.

Tutto ciò ha molto a che fare con l’investimento in servizi per il personale. Molte aziende infatti, di fronte al progressivo restringimento delle risorse pubbliche per il welfare statale, si organizzano per far fronte ai bisogni dei loro dipendenti, donne e uomini, offrendo servizi di conciliazione: asilo nido, baby sitter, disbrigo pratiche ecc. Alcune, le più grandi, organizzano nidi aziendali e altri servizi in sede. Ma per molte la soluzione più semplice ed efficace è oggi quella di affidarsi ad agenzie esterne che offrono programmi di welfare aziendale su misura (es. programmi di salute, servizi di conciergerie, servizi per l’infanzia e per gli anziani a carico).

Sul blog La 27esima Ora del Corriere.it leggiamo che Vodafone offre ai dipendenti servizi di questo tipo, con un alto livello di flessibilità. “L’idea è semplice: tramite un’agenzia è possibile far arrivare a domicilio una persona che si occupi dei bambini, che li vada a prendere a scuola o ai corsi pomeridiani, con le deleghe necessarie. Il costo del servizio è a carico di lavoratori o lavoratrici: si va da un minimo di 13 euro l’ora se la baby-sitter (con regolare contratto) è richiesta in orario d’ufficio, ai 24 se è madrelingua e parla ai bambini – per esempio – in inglese o francese. Il vantaggio è che il prezzo è convenzionato e l’agenzia permette di trovare in ogni momento una «tata» di cui garantisce la professionalità”.

Ma non è tutto: “Vanno nella stessa direzione altri due progetti selezionati da Vodafone tra le migliori «buone pratiche» aziendali e sottoposti al vaglio delle sue dipendenti: il «Maggiordomo» (al secondo posto in ordine di preferenze) e l’«Sos casa» (al terzo). Anche quest’ultimo partirà a gennaio: è un servizio di ricerca e invio presso l’abitazione del dipendente di «prestatori d’opera», elettricisti, idraulici, riparatori di elettrodomestici e simili. È ancora in fase di organizzazione invece quello per istituire il cosiddetto «maggiordomo», un addetto che sbrighi le commissioni delle lavoratrici (dalle bollette alle piccole spese) in modo da liberare tempo da dedicare ai figli o al lavoro”.

Ci troviamo quindi in uno dei settori privilegiati in cui trova applicazione la filosofia di SpazioD: servizi personalizzati, che facciano risparmiare tempo, da selezionare in base alle esigenze individuali e familiari grazie a un matching efficace tra domanda e offerta di competenze, specializzazioni, disponibilità orarie…

Perché, in un momento di crisi, investire in servizi per la persona e la famiglia? Perché ne vale la pena. Perché le aziende che investono in questo tipo di servizi ottengono performance di business da 3 a 5 volte superiori a quelle delle altre aziende.

Senza dimenticare, che in questo modo si crea lavoro per altre donne nei servizi, innescando un circolo virtuoso.

 

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