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pubblicato da Administrator il 2012-11-25 23:27:08

Una laurea in economia, un lavoro precario, una macchina da cucire e la voglia di cominciare qualcosa di nuovo. Nasce così Parpaja di Elisa Morel, laboratorio di sartoria e “refashion” dove gli abiti e le rimanenze di stoffa vivono una seconda vita. Siccome il tema della sostenibilità associata alla creatività artigianale ci appassiona abbiamo intervistato Elisa per conoscerla meglio.

Come hai deciso di dedicarti a questa attività?

Sono arrivata ad occuparmi di cucito dopo aver fatto un giro un po’ largo: una laurea in economia e anni di lavoro nel turismo con contratti precari. Allo scadere di un contratto, mentre ero in attesa di trovare un nuovo lavoro, senza troppe riflessioni, sono andata a comprare una rivista di cucito, un pezzo di stoffa e la mia prima macchina da cucire e da autodidatta ho creato il mio primo abitino... E da quel momento non ho più smesso di cucire.

La precarietà, i ritmi serrati, le ore impiegate ogni giorno in viaggio per recarmi sul posto di lavoro, tutto mi sembrava una perdita di tempo e non era quello che desideravo, dopo molte riflessioni ho deciso di iniziare la mia decrescita felice. Ho lasciato il lavoro in ufficio, ho rallentato bruscamente i miei ritmi, ho avuto una bimba e nel frattempo mi sono specializzata con un piccolo corso di sartoria: nel giro due anni e mezzo ho dato vita al mio sogno e il mio hobby si è trasformato in un lavoro.

Oggi, con un termine solo, come descriveresti il tuo lavoro?

Realizzazione: intesa come realizzazione personale, e di tutte le idee creative che mi passano per la mente.

Qual è l’aspetto che ami di più della tua vita lavorativa?

Sinceramente in questo momento mi viene da dire l’autonomia. Essere la “padrona” di me stessa, e sfoggiare ogni giorno con orgoglio il sorriso mentre mi reco nel mio laboratorio.

Quale quello che ti piace di meno?

Non riuscire  mai a staccare totalmente, una parte di me pensa costantemente al lavoro, ora sono agli inizi ed è normale, ma spero a lungo andare di non stancarmene mai.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

Vorrei riuscire a dare sempre più una impronta ecologica alle mie creazioni, riuscendo proprio nell’intento di “salvare” scarti di lavorazione dalla discarica. Anche con il più piccolo pezzo di stoffa si può creare qualcosa!

E vorrei riuscire a sensibilizzare il più possibile il pubblico alle tematiche del refashion e riutilizzo degli abiti nei loro armadi. I capi che non mettiamo più hanno tantissime potenzialità e meritano una seconda possibilità.

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