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pubblicato da Administrator il 2012-06-06 15:51:03

Più imprenditrici che manager? Sembra questo il quadro del lavoro delle donne in Italia che emerge dal Rapporto Ocse sull’imprenditoria, basato sui dati di 40 paesi. Fanalino di coda per presenza di donne nei cda delle aziende e per tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, il nostro paese si riscatta però sul versante dell’auto-imprenditorialità in rosa.

Il 16% delle lavoratrici italiane è autonoma o imprenditrice, un dato che si colloca ben al di sopra della media europea (10%) ma anche del dato nazionale di paesi come Inghilterra, Francia e Germania, che presentano una percentuale tra il 6 e l’8%. Più precisamente, le freelance sono il 12,62% delle donne italiane che lavorano; le imprenditrici il 3,62%. Piccole imprenditrici, per lo più: le aziende con proprietario singolo e almeno un dipendente guidate da donne, rivela lo studio, nel nostro paese sono il 26,8% del totale; in gran parte, oltre il 90%, si tratta di imprese con meno di 5 dipendenti.

Dato positivo o negativo? Spirito di iniziativa o mancanza d’alternative? Certo, non si può ignorare il quadro in cui si inserisce: le difficoltà per le donne di conciliare la vita familiare con quella lavorativa, l’inadeguatezza dei servizi per la prima infanzia, il 30% delle madri che lascia il posto di lavoro dopo il primo figlio… Il lavoro in proprio pare quindi per molti versi una scelta obbligata.

Ma è possibile anche una lettura in positivo. Nel 2011, ricorda il Corriere della Sera, sono nate circa 10mila nuove imprese gestite da donne, in prevalenza nel Centro Nord, e il tasso di crescita è stato +10,7% rispetto all'anno precedente contro lo 0,2% registrato dalle imprese maschili.

Insomma, le donne in Italia si dimostrano oggi più propense degli uomini a investire su se stesse e a produrre così lavoro e crescita.

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pubblicato da Administrator il 2012-06-04 08:49:41

“Tutto è cominciato con una di quelle semplici domande che spesso ti rivolgono i ragazzi. Mentre facevo colazione, i miei pensieri sono stati interrotti dal mio primogenito Christian, diciassettenne, che appena finitala scuola stava riflettendo sul suo futuro. ‘Mi piacerebbe molto diventare un giornalista’ disse.” Ma come sarà il lavoro del futuro? Come lavoreremo e come penseremo il nostro lavoro nel 2025? E nel 2050?

Da queste domande nasce Il Salto (ed. Il Saggiatore), libro-ricerca dell’economista di fama mondiale LyndaGratton. Una lettura che parla a tutte noi che ogni giorno investiamo su noi stesse e le nostre capacità per cercare di vivere la vita che vogliamo.

Grandi forze, afferma l’autrice, stanno sconvolgendo l’economia, l’ambiente e il vivere insieme: l’innovazione tecnologica, la globalizzazione, la trasformazione demografica, la riduzione delle risorse naturali… Ognuna di queste forze ha aspetti negativi che possono portare verso un futuro di isolamento, frammentazione,esclusione e narcisismo. Quello che Gratton chiama il “Futuro del Default”, usando una terminologia divenuta tristemente in questo nostro tempo di crisi.

Che fare allora?Una cosa è certa: è inutile cercare risposte per il futuro guardando al passato. Molti degli aspetti del lavoro che negli ultimi decenni abbiamo dato per scontato - “lavorare dalle nove alle cinque,rimanere sempre nella stessa azienda, passare del tempo in famiglia,prendersi dei fine settimana liberi, lavorare con persone che conosciamo bene” – stanno cominciando a scomparire. Quel che sta arrivando non è facile da conoscere e capire. Ma bisogna provare a intravvedere strade nuove.

LyndaGratton ne indica chiaramente una, come antidoto al Default: il “Futuro Creattivo”, dove le persone sperimenteranno nuovi modi di lavorare, con forme imprenditoriali di cooperazione e condivisione del lavoro e impegnandosi in imprese che perseguono scopi sociali e ambientali.

Per arrivarci bisogna compiere tre salti:

Primo salto: abbandonare l’idea di dover possedere competenze generaliste e sviluppare in maniera specialistica le propria capacità: “prevedo che per creare davvero valore nel futuro ti servirà quella che chiamo “vera maestria’”, scrive l’economista di Londra;

Secondo Salto: mettere in discussione le nostre convinzioni sul ruolo dell’individualismo e della competizione nel costruire vite lavorative appaganti e carriere di successo: molto più importante è coltivare un network umano e professionale fatto di condivisione della creatività, di impegno sociale e collaborazione;

Terzo Salto: puntare sul capitale emotivo rispettando se stessi per vivere felici e lavorare in armonia con i propri valori.

I lavoratori e le lavoratrici del futuro dovranno insomma diventare micro-imprenditori/trici, mettendo competenze, creatività, relazioni ed emozioni al servizio del proprio progetto di vita, in equilibrio con i propri bisogni, con gli altri e con l’ambiente.

Compiendo questi salti, ci dice Lynda Gratton, ci attrezziamo per costruirci un’esistenza che ci entusiasmi, ci soddisfi e crei valore per noi e per la nostra comunità.

Solo così possiamo pensare di combattere le forze della frammentazione, dell’isolamento e dell’esclusione.

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pubblicato da Administrator il 2012-06-01 10:39:52

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