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pubblicato da Administrator il 2013-01-10 20:28:21

Il 2012 è stato per noi un anno importantissimo in quanto è stato l’anno in cui si sono gettate le basi per il nostro progetto volto a favorire la conciliazione lavoro-famiglia e la valorizzazione dei talenti delle donne. Durante l'anno abbiamo raggiunto grandi risultati in quanto da un semplice concept abbozzato in un business plan abbiamo realizzato la prima versione beta del portale con anche più funzioni di quelle inizialmente pianificate. I momenti di sconforto e smarrimento sono stati tanti, notti insonni di più,  ma grazie alla collaborazione continua, i feedback di voi che ci seguite su facebook e twitter, recensioni di blogger che ci hanno voluto spontaneamente supportare e che ringraziamo in modo particolare, non ci siamo mai scoraggiate e siamo sempre andate avanti cercando di superare al meglio tutti gli ostacoli che chiunque crei una startup digitale di tale complessità incontra nel suo cammino. 

E’ ormai passato quasi un anno da quando abbiamo deciso di sederci attorno ad un tavolo e dare forma a questo sfidante progetto. Tutte quante eravamo e siamo animate dalla volontà di trovare soluzioni ai problemi concreti che assillano le donne tutti i giorni. Chi meglio di una donna sa di cosa le donne hanno bisogno. 

Abbiamo fin dall’inizio voluto dare una forma sociale al nostro progetto; il nostro obiettivo è quello di offrire alle donne una piattaforma ed  uno spazio in più per promuoversi e per trovare opportunità.

Durante quest’anno abbiamo costruito la struttura del nostro portale, raccolto commenti e informazioni per migliorarlo in previsione del lancio ufficiale che avverrà nel 2013 con grandi novità.

Con il 2013 si apre una nuova fase, quella della promozione, della diffusione di questo progetto, ovviamente contiamo molto sul passaparola di tutte voi e sulla volontà delle donne di far crescere questa rete e questo progetto, che è stato costruito proprio per loro e per semplificare loro la vita.

La crisi può essere un momento in cui voltare pagine e cercare nuove opportunità, e SpazioD può essere un ottimo mezzo per poterlo fare.

Ringraziamo tanto tutte voi che ci seguite e ci supportate costantamente, chi ha collaborato con noi durante questo viaggio e chi ci ha permesso la promozione del sito tramite pubblicazioni e interviste!

                                 Auguriamo a tutte un felicissimo 2013!!

 
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pubblicato da Administrator il 2012-12-17 19:48:12

Dal Corriere della Sera di oggi, 17 dicembre

MANTOVA — La sede è in via Argentina Altobelli, sindacalista. Niente di più appropriato per la cooperativa Sanithad, 350 soci specializzati nei servizi sociosanitari ed educativi. Con una particolarità, anzi due: le donne sono il 97 per cento (336); e il tasso di fecondità è il più alto d'Italia (nascono 4 figli l'anno ogni cento donne in età fertile, contro la media nazionale di 1,39).

«Essere persone che condividono le stesse problematiche aiuta. La conciliazione lavoro/famiglia è il nostro pallino, a cominciare dall'orario, flessibile in entrata e in uscita», spiega Monica Ganzerla, presidente da sedici anni. Racconta degli inizi: «Altri tempi. Mi ero presentata subito dopo la laurea in Scienze dell'educazione, era il 1994. Mi presero per dei progetti. Vedevo gli altri piangere se perdevano un appalto. Non capivo». Il consiglio di amministrazione è tutto al femminile. Fosse un ente pubblico, bisognerebbe invocare le quote azzurre. «Nessuno del 3% di soci maschi si è candidato. Comunque il collegio sindacale è misto...».

Che le cose funzionino lo dimostrano i numeri. Nove milioni di fatturato. La Sanithad gestisce otto centri diurni per disabili, una comunità psichiatrica, offre servizi di assistenza domiciliare e scolastica e ha appena vinto una concessione per una residenza sanitaria nel Comune di San Benedetto Po, che la terrà impegnata per i prossimi dieci anni.

Marzia Badinelli, vicepresidente con laurea in Psicologia, racconta quando e come è stata messa a punto l'organizzazione interna: «Nel 2007 abbiamo presentato un progetto che mettesse in pratica l'articolo 9 della legge 53 del 2000, sulle politiche per la famiglia. Il primo passaggio è stato di favorire il part time a chi lo richiedesse. In genere le nostre operatrici stanno via un anno e mezzo o anche due per un figlio: entrano in maternità appena scoprono di essere incinte, come richiede la legge per i lavori a rischio. Dopo il parto sono obbligatori sette mesi a casa. E a questo periodo si aggiunge la facoltativa. Quando le mamme tornano prevediamo un affiancamento, per riacquistare familiarità con il mestiere».

Federica Maretti, 34 anni, laurea in Scienze della comunicazione, ammette: «Mi rendo conto di essere privilegiata quando sento le mie amiche lamentarsi che non riescono più a vedere i loro figli. Mentre la mia situazione dovrebbe rappresentare la norma!». Lei in ufficio segue il coordinamento dei «voucher domiciliari» (quali infermieri mandare dove), si occupa di rendicontazione, quando serve risponde al telefono. E mette a frutto i suoi studi per gli «eventi». Un mese fa, per esempio, la cooperativa ha festeggiato 30 anni. «In quella occasione ho lavorato parecchie ore in più, che ho tenuto a credito. Poi la settimana scorsa si è ammalato mio figlio e sono potuta arrivare in ufficio ogni mattina a mezzogiorno».

Anche le operatrici sul campo possono modificare il turno, in caso di imprevisto. Iride Genovesi, assistente Asa nella residenza sanitaria di Eremo di Curtatone, ha cominciato 11 anni fa senza qualifica. «L'ho presa dopo. All'inizio è bastata la buona volontà», ricorda. Mentre la collega Ganna Boytsunyak, ucraina che lavora qui dal 2006, non nasconde un certo orgoglio: «Faccio tanto, ma il risultato c'è. Sono riuscita a comprarmi un appartamento bello».

Elvira Serra

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pubblicato da Administrator il 2012-12-10 09:12:15

"Famiglia, lavoro, momenti per te. Conciliare tutto è difficile, ma non impossibile." Così si presenta Io Concilio, il progetto lanciato a Milano, sui Navigli, da radiomamma.it e sostenuto dall’Assessorato al Benessere del Comune.

Il blog La27esimaOra del Corriere della Sera gli ha dedicato due interessanti articoli nel finesettimana appena trascorso, in occasione dell'inaugurazione. Uno dei due, pubblicato anche nel giornale a stampa, ci spiega la filosofia del progetto: creare consuetudini di aiuto reciproco tra mamme, in una prospettiva di quartiere e basandosi sulla scuola come spazio di socializzazione. Già, perché “Il bisogno di una mano (anche due) è diffuso (73% degli intervistati, quasi tutte mamme), ma lo è anche la disponibilità a coordinarsi per «alleggerirsi» a vicenda (62%)”. È allora qual è il freno? “Un certo imbarazzo nel chiedere, se non è subito chiaro che l’appoggio sarà reciproco. E poi manca la fiducia”. Il progetto invita quindi le mamme a conoscersi, acquisire familiarità e poi scambiarsi quelli che noi chiamiamo “Servizi Salvatempo”: passaggi auto per le attività sportive, spesa collettiva, "baby parking" a casa propria, a turno, per liberare tempo il pomeriggio o la sera ad altre mamme e papà...

Nel secondo articolo del blog dedicato a Io Concilio, Maria Luisa Villa fa notare, con un velo di malinconia, come non sia in fondo che il tentativo di “normalizzare” con delibere comunali quello che per appena una o due generazioni fa era una consuetudine ben radicata: ci si aiutava tra vicine/i di casa, tra genitori nella stessa scuola... “Chissà se scorrazzare in cortile (sapendo che se la signora del terzo piano si lamenta qualcuno ti difenderà), andare a scuola a piedi con altri bambini del palazzo e una papà a turno, stare un po’ dalla vicina a vedere i cartoni fino a quando arrivano i tuoi dal lavoro, tornerà a essere una cosa “abbastanza naturale”?”.

Noi ci facciamo molte di queste domande e ci chiediamo come possiamo contribuire a rifondare forme di mutuo-aiuto attraverso lo scambio di tempo/disponibilità, in quest'epoca nuova e diversa, dove la vita è più frammentata e i contatti diretti tra persone più difficili... Noi lo chiediamo a partire dalla rete, il nostro osservatorio sul problema della conciliazione vita/lavoro.

Abbiamo creato con SpazioD la possibilità di scambiare servizi anche attraverso una banca del tempo, non a pagamento.

È impossibile fidarsi di altre donne in rete che siano disposte ad alleggerire il nostro carico di "cura"? Noi siamo convinte di no, che le abitudini cambiano, e che la community virtuale sia in grado di ricreare forme di fiducia e vicinanza del tutto analoghe a quelle "reali", anzi forse più simili a quelle del passato...

Voi che ne pensate?

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pubblicato da Administrator il 2012-12-04 10:27:57

Apre tra pochi giorni a Milano PianoC, il primo spazio di Coworking interamente pensato a misura di donne.

Piano C è un esperimento, uno spazio di lavoro nuovo, nato per permettere di lavorare anche a chi nel modo di lavorare “tradizionale” non ci si trova più (o non ci si è mai trovato), perché non vive a compartimenti stagni e crede che lavoro e vita non possano e non debbano essere separati.

Interessante no?

Ma cosa significa in concreto? Significa non solo condivisione di spazi ma anche Community, Cobaby e Servizi Salvatempo.

Community perché la collaborazione è una delle caratteristiche più tipiche di noi donne. Abbiamo voglia di “fare insieme”, e probabilmente abbiamo anche bisogno di unire le forze per semplificarci la vita e trovare tempo per fare tutto.

Cobaby, perché mamme e bambini possano trascorrere le loro giornate vicini tra loro, ma facendo cose diverse. Basta uno spazio infanzia gestito da educatrici professionali, a pochi passi dal tavolo di lavoro.

E poi i servizi di time-saving... Non hanno bisogno di presentazione, li conosciamo bene! Non solo, ma SpazioD nasce per offrirli con flessibilità e facilità.

Il progetto PianoC è l'applicazione pratica di molte delle idee che formano la "filosofia" di SpazioD: il lavoro a misura di donna non può che passare attraverso la flessibilità, la gestione ottimale del tempo, il superamento dell'alternativa rigida tra cura della famiglia e lavoro.

Auguri alle creatrici e ai creatori di questo spazio così promettente!

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pubblicato da Administrator il 2012-11-30 07:55:03

Cosa significa per le donne lavorare in un ambiente friendly, capace di valorizzarle professionalmente e insieme di ascoltare e accogliere i loro bisogni? Apparentemente, la caratteristica più importante è che l’azienda o l’organizzazione in cui si lavora si faccia carico o faciliti l’accesso a servizi di welfare, time-saving, money-saving. Sì perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è solo con il bilanciamento dei carichi di lavoro e familiari che aumenta la qualità della vita delle donne lavoratrici.

Questo è il tema del Blog Tank di Donna Moderna di questo di mese, a cui ha partecipato sul nostro sito Angela Micocci con questo post. Ma è ciò che emerge anche dalla ricerca del Great Place to Work Institute Italia, che ogni anno stila la classifica dei migliori ambienti di lavoro. Un bel posto in cui lavorare è quello in cui le dipendenti e i dipendenti sono considerati, riconosciuti, fatti crescere, non discriminati.

Tutto ciò ha molto a che fare con l’investimento in servizi per il personale. Molte aziende infatti, di fronte al progressivo restringimento delle risorse pubbliche per il welfare statale, si organizzano per far fronte ai bisogni dei loro dipendenti, donne e uomini, offrendo servizi di conciliazione: asilo nido, baby sitter, disbrigo pratiche ecc. Alcune, le più grandi, organizzano nidi aziendali e altri servizi in sede. Ma per molte la soluzione più semplice ed efficace è oggi quella di affidarsi ad agenzie esterne che offrono programmi di welfare aziendale su misura (es. programmi di salute, servizi di conciergerie, servizi per l’infanzia e per gli anziani a carico).

Sul blog La 27esima Ora del Corriere.it leggiamo che Vodafone offre ai dipendenti servizi di questo tipo, con un alto livello di flessibilità. “L’idea è semplice: tramite un’agenzia è possibile far arrivare a domicilio una persona che si occupi dei bambini, che li vada a prendere a scuola o ai corsi pomeridiani, con le deleghe necessarie. Il costo del servizio è a carico di lavoratori o lavoratrici: si va da un minimo di 13 euro l’ora se la baby-sitter (con regolare contratto) è richiesta in orario d’ufficio, ai 24 se è madrelingua e parla ai bambini – per esempio – in inglese o francese. Il vantaggio è che il prezzo è convenzionato e l’agenzia permette di trovare in ogni momento una «tata» di cui garantisce la professionalità”.

Ma non è tutto: “Vanno nella stessa direzione altri due progetti selezionati da Vodafone tra le migliori «buone pratiche» aziendali e sottoposti al vaglio delle sue dipendenti: il «Maggiordomo» (al secondo posto in ordine di preferenze) e l’«Sos casa» (al terzo). Anche quest’ultimo partirà a gennaio: è un servizio di ricerca e invio presso l’abitazione del dipendente di «prestatori d’opera», elettricisti, idraulici, riparatori di elettrodomestici e simili. È ancora in fase di organizzazione invece quello per istituire il cosiddetto «maggiordomo», un addetto che sbrighi le commissioni delle lavoratrici (dalle bollette alle piccole spese) in modo da liberare tempo da dedicare ai figli o al lavoro”.

Ci troviamo quindi in uno dei settori privilegiati in cui trova applicazione la filosofia di SpazioD: servizi personalizzati, che facciano risparmiare tempo, da selezionare in base alle esigenze individuali e familiari grazie a un matching efficace tra domanda e offerta di competenze, specializzazioni, disponibilità orarie…

Perché, in un momento di crisi, investire in servizi per la persona e la famiglia? Perché ne vale la pena. Perché le aziende che investono in questo tipo di servizi ottengono performance di business da 3 a 5 volte superiori a quelle delle altre aziende.

Senza dimenticare, che in questo modo si crea lavoro per altre donne nei servizi, innescando un circolo virtuoso.

 

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