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pubblicato da Administrator il 2012-11-28 15:55:12

Cerchi un maggiordomo a domicilio che faccia la spesa per te mentre sei al lavoro? O magari una chef per la tua festa? Una beauty planner a domicilio? Una baby sitter che stia con i tuoi bambini e li aiuti nei compiti?

Ora in SpazioD è possibile pubblicare annunci anche per cercare i servizi salvatempo preferiti, oltre che per offrirli.

Il format è lo stesso: si compila la descrizione annuncio, la location e disponibilità (quando si vorrebbe avere il servizio).

Da oggi è più facile trovare la professionista che fa per te!

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pubblicato da Administrator il 2012-11-25 23:27:08

Una laurea in economia, un lavoro precario, una macchina da cucire e la voglia di cominciare qualcosa di nuovo. Nasce così Parpaja di Elisa Morel, laboratorio di sartoria e “refashion” dove gli abiti e le rimanenze di stoffa vivono una seconda vita. Siccome il tema della sostenibilità associata alla creatività artigianale ci appassiona abbiamo intervistato Elisa per conoscerla meglio.

Come hai deciso di dedicarti a questa attività?

Sono arrivata ad occuparmi di cucito dopo aver fatto un giro un po’ largo: una laurea in economia e anni di lavoro nel turismo con contratti precari. Allo scadere di un contratto, mentre ero in attesa di trovare un nuovo lavoro, senza troppe riflessioni, sono andata a comprare una rivista di cucito, un pezzo di stoffa e la mia prima macchina da cucire e da autodidatta ho creato il mio primo abitino... E da quel momento non ho più smesso di cucire.

La precarietà, i ritmi serrati, le ore impiegate ogni giorno in viaggio per recarmi sul posto di lavoro, tutto mi sembrava una perdita di tempo e non era quello che desideravo, dopo molte riflessioni ho deciso di iniziare la mia decrescita felice. Ho lasciato il lavoro in ufficio, ho rallentato bruscamente i miei ritmi, ho avuto una bimba e nel frattempo mi sono specializzata con un piccolo corso di sartoria: nel giro due anni e mezzo ho dato vita al mio sogno e il mio hobby si è trasformato in un lavoro.

Oggi, con un termine solo, come descriveresti il tuo lavoro?

Realizzazione: intesa come realizzazione personale, e di tutte le idee creative che mi passano per la mente.

Qual è l’aspetto che ami di più della tua vita lavorativa?

Sinceramente in questo momento mi viene da dire l’autonomia. Essere la “padrona” di me stessa, e sfoggiare ogni giorno con orgoglio il sorriso mentre mi reco nel mio laboratorio.

Quale quello che ti piace di meno?

Non riuscire  mai a staccare totalmente, una parte di me pensa costantemente al lavoro, ora sono agli inizi ed è normale, ma spero a lungo andare di non stancarmene mai.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

Vorrei riuscire a dare sempre più una impronta ecologica alle mie creazioni, riuscendo proprio nell’intento di “salvare” scarti di lavorazione dalla discarica. Anche con il più piccolo pezzo di stoffa si può creare qualcosa!

E vorrei riuscire a sensibilizzare il più possibile il pubblico alle tematiche del refashion e riutilizzo degli abiti nei loro armadi. I capi che non mettiamo più hanno tantissime potenzialità e meritano una seconda possibilità.

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pubblicato da Administrator il 2012-11-23 15:01:25

Per fare un po' di chiarezza sul lavoro atipico, ecco un articolo con schede informative dettagliate e aggiornate tratto dal Sole24Ore:

Negli ultimi anni, a seguito delle profonde modifiche intervenute nel mondo del lavoro, si è sempre più diffusa la figura dei cosiddetti "lavoratori atipici", con tipologie di rapporti di lavoro spesso a metà strada tra il lavoro dipendente tradizionale e il lavoro autonomo in senso stretto, che non presentano le caratteristiche della stabilità del rapporto di lavoro e/o dell'orario pieno.

L'universo del lavoro atipico, peraltro, non presenta caratteri di omogeneità, tanto che potremmo per grandi linee identificare due figure principali di protagonisti:

- i cosiddetti collaboratori coordinati e continuativi o a progetto, che, a livello fiscale, producono reddito assimilato a quello di lavoro autonomo;

- i prestatori di collaborazioni occasionali.

Le collaborazioni coordinate e continuative e i lavoratori a progetto

Il lavoro occasionale

Il lavoro occasionale accessorio

L'iscrizione alla gestione separata dell'INPS

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pubblicato da Administrator il 2012-11-20 09:44:26

di Laura Matteucci, da l'Unità del 19 novembre 2012

LE PAROLE CHIAVE SONO TRE: DONNA, IMPRESA, ECOSOSTENIBILITÀ. Al di là dei dati statistici ufficiali, a lato dei più  classici circuiti di produzione e commercializzazione, prende corpo una truppa di donne che hanno iniziato per passione e senso etico, e che hanno finito col fare impresa. Sono per lo più architette, designer, grafiche, ma anche persone che hanno all’attivo esperienze lavorative del tutto diverse, e in genere giovani, le più sensibili al tema dell’ecosostenibilità. Si ritroveranno a Milano in una trentina dal 22 al 25 novembre per le quattro giornate di Natura Donna Impresa verso Expo 2015 (Spazio Asti 17), ad esporre accessori, gioielli, abiti e oggetti di design, tutti rigorosamente «ecofriendly».

(Ri)usano vecchi rubinetti, lampade, ganci di tende, linguette di lattine aperte, stoffe di fine produzione, scarti vari di produzione industriale: li reinventano, ne fanno oggetti dalle forme e dalla funzionalità lontanissime da quel- le con cui erano nati, e li vendono on-line, negli show-room, in alcuni negozi.

Chiara Trentin, in arte Chimajarno, ora 34 anni, lavorava in ufficio come ragioniera, quando - un paio d’anni fa - giocare con le scatole di bottoni di sua nonna è diventato da hobby anti- stress un lavoro vero e proprio. «Nel 2005 mi sono licenziata - racconta dalla provincia di Venezia, dove abita - e non ho più trovato lavoro nell’immediato. Un po’ alla volta con quei bottoni ho iniziato a costruire bijoux, poi a venderli, poi a cercare bottoni perché quelli della nonna non bastavano più. Mi sono specializzata, ho deciso di seguire questo filone che mi affascina molto». La gran parte arrivano da vecchie mercerie in via di chiusura, sono degli anni tra i 40 e i 70 e in mano a Chimajarno diventano bracciali, spille, anelli, orecchini, ma soprattutto collane. Il tutto in un piccolo laboratorio ricavato in casa, dove lavorare in totale autoproduzione.

STORIE COMUNI

Come spiega Paola Sammarro che, attraverso l’agenzia di comunicazione che divide con Caterina Misuraca, ha organizzato la manifestazione milanese: «L’obiettivo è cercare di capire come arrivare all’Expo con progetti dedicati alle donne e alle imprese». «L’idea da cui siamo partite, già qualche anno fa - continua - è quella di mettere in rete donne che operano in modo ecosostenibile. In questo c’è molta autoproduzione, e sicuramente bisogno di investimenti, ma è un settore che sta prendendo piede e che, “grazie” o nonostante la crisi, funziona». Grazie (si fa per dire) perché ci sono donne che approdano all’ecodesign dopo aver perso il proprio lavoro, o non trovandolo affatto, e anche perché i prezzi dei prodotti restano sempre più che accessibili. Risparmiare sulle materie prime, infatti, significa automaticamente anche vendere a cifre accettabili. Il che, ovviamente, aiuta a trovare acquirenti.

L’Atelier Paglia, per dire, produce e confeziona cappotti in puro cachemire rifiniti in seta a 300 euro. Pezzi che sono stati anche selezionati per i Grand design award 2012, tra i più prestigiosi riconoscimenti del settore. All’Atelier, che ha base a Milano, lavorano tre sorelle - novelle Fontana dell’alta moda - tra i 20 e i 35 anni, un’architetta, una designer e una grafica: ideano e producono prototipi per collezioni donna e accessori, recuperando sete che altri- menti andrebbero al macero, prove di stampa per le collezioni, stoffe di fine produzione che i magazzini non riescono più a vendere ai negozi perché troppo corte.

Anche loro hanno iniziato un po’ per gioco un paio d’anni fa, ma ormai il gioco sta prendendo il volo: «La scommessa - racconta Francesca Paglia - è di mettere insieme il concetto di “etico” e quello di “bello”, in un lavoro che si possa anche conciliare con i tempi della fami- glia». La crisi non ha impedito alle collezioni Paglia di incontrare un pubblico sempre più diffuso: «C’è molta voglia di cercare vestiti particolari che, se non possono essere di Armani, non siano però nemmeno di Zara», spiega ancora una delle tre titolari.

A Pescara invece vive e lavora la 31enne Sandra Faggiano che, da architetta, è diventata una designer specializzata in oggetti d’arredo e accessori per la casa, come i poggiapiedi creati con scarti di feltro. «La sensibilità per l’ecosostenibilità - spiega - è molto diffusa tra i giovani, e sempre più anche nelle grandi aziende. Il problema per chi inizia è in genere quello finanziario, però è vero che, soprattutto negli ultimi tempi, sono parecchie le istituzioni - Regioni, Province - che sovvenzionano questo tipo di produzione: al sud, per esempio, si sta muovendo molto soprattutto la Regione Puglia. E non solo in termini di appoggio finanziario all’imprenditoria giovanile e femminile, ma anche di organizzazione di festival e manifestazioni dedicati dove esporre e farsi conoscere».

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pubblicato da Administrator il 2012-11-19 10:24:53

Oggi parliamo di Dana Čandek, 24 anni, traduttrice e interprete da e verso ben 5 lingue: sloveno, italiano, inglese, spagnolo e francese. L’ultimo lavoro che ha realizzato è stata la traduzione in inglese del rapporto Restart, Italia! elaborato dalla task force sulle startup istituita dal ministro Passera. Abbiamo fatto a Dana alcune domande per conoscerla meglio e farla conoscere anche a voi.

Come hai deciso di dedicarti a questa attività?

Le lingue sono sempre state la mia passione. Non solo perché essendo nata e cresciuta a Trieste sono bilingue in sloveno e italiano ma anche perché ho sempre usato le lingue per abbattere le barriere fisiche con le quali mi scontravo (sono in sedia a rotelle dalla nascita a causa di un trauma subito al parto). Dopo aver frequentato il Collegio del Mondo Unito, una scuola internazionale non lontano dalla mia città che ospita ogni anno ragazzi di più di 100 nazionalità diverse, ho deciso di spiccare il volo. All'età di 19 anni sono partita per Edimburgo, dove mi sono laureata a pieni voti alla scuola interpreti e traduttori. Nel corso degli studi ho imparato molto bene non solo l'inglese ma anche lo spagnolo ed il francese. Il fatto di poter essere un “ponte”, di poter fare da tramite tra persone di lingue e culture diverse è qualcosa di veramente affascinante. Il lavoro di traduttrice e interprete è un lavoro in cui non ci si annoia mai!   

Oggi, con un termine solo, come descriveresti il tuo lavoro?

Direi... una sfida continua.

Cosa ritieni sia stato l'elemento più arricchente del lavoro di traduzione del rapporto “Restart, Italia!"?

La traduzione del rapporto è stata veramente una bellissima esperienza. Dal punto di vista professionale mi ha permesso di imparare tante cose nuove, specialmente per quanto riguarda la terminologia specifica del settore delle startup che ora posso dire di dominare perfettamente sia in italiano che in inglese. Nel corso del lavoro ho avuto l'opportunità di conoscere gente molto in gamba, sia esperti affermati nel mondo delle startup che giovani funzionari della tanto vituperata Pubblica Amministrazione pieni d'idee e di entusiasmo.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

Mi auguro di poter continuare a fare delle esperienze nuove e stimolanti che mi permettano di crescere intellettualmente e come persona. Con un gruppo di amici ferrati in diverse lingue (da quelle più “comuni” come l'inglese, il tedesco, lo spagnolo ed il francese a quelle meno conosciute in Italia, come per esempio le lingue di ceppo slavo ma anche l'arabo, il cinese, il giapponese, l’ebraico e il romeno) stiamo pensando di avviare una startup che offrirebbe online servizi linguistici di vario genere, dalla traduzione alla correzione di testi, dall’interpretazione alla sottotitolazione. L'Italia è un paese troppo autoreferenziale che ha bisogno di aprirsi. Chi ha la fortuna di conoscere lingue e culture diverse può contribuire notevolmente a creare un Paese più aperto, più ricettivo e in cui ci siano più opportunità per i giovani e per chi ha voglia di cambiare.

Noi non vediamo l'ora di tradurre SpazioD in diverse lingue per poter usufruire delle grandi competenze di Dana e del suo team di startupper!

Per informazioni aggiornate su Dana ecco i suoi contatti:

linkedin: it.linkedin.com/pub/dana-čandek/5a/74b/b52

twitter: @DanaCandek

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