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pubblicato da Administrator il 2012-09-20 08:53:46

Dal blog di Womenomics un contributo breve ma molto incisivo sulla trasformazione organizzativa del mondo del lavoro dal punto di vista delle donne.  Con consigli di lettura.

Non servirebbero sondaggi – ma i sondaggi lo confermano – per sapere che non siamo troppo soddisfatte dei ritmi e dei tempi delle nostre vite. Nonostante i progressi tecnologici e le nuove esigenze della knowledge economy, l’organizzazione del lavoro è in buona parte ancora oggi come 100 anni fa: cartellino alla mano, lunghe file in strada, tutti alla stessa ora, riunioni infinite.
Il guaio vero di questa distonia è che molte persone, soprattutto donne, soprattutto mamme, rifiutano l’eccesso di compromessi e ripiegano su soluzioni più a misura di vita. Part time, ruoli secondari, rinuncia a percorsi di carriera più ambiziosi, inoccupazione. 

Solo una donna su dieci nei CdA? Non ci servono le “pari opportunità” per arrivare lassù, ma una definizione diversa dei tempi e dei modi per restarci. Finché la carriera sarà sinonimo di totale abnegazione – anche in modo inefficiente – poche donne la sceglieranno. Perché a molte persone piace fare anche altro e l’ufficio rifugio deve diventare un reperto del passato.


Per approfondire:


Simona Cuomo - Adele Mapelli, La flessibilità paga. Perché misurare i risultati e non il tempo, Egea 2012.

Cali Ressler - Jody Thompson, Why Work Sucks and How to Fix It: The Results-Only Revolution, Portfolio Trade, 2010.

 

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pubblicato da Administrator il 2012-09-18 14:39:34

“La differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia? Il primo giorno in un’università italiana il direttore ha salutato gli studenti con queste parole: ‘Ragazzi, guardatevi intorno perché il 70 per cento di voi non riuscirà a passare l’anno’. Stessa scena in America, solo che il capo dell’istituto ha esordito dicendo: ‘Ragazzi se siete qui è perché siete i migliori, siete forti e siete il futuro. Guardatevi intono perché le relazioni che stringete adesso vi accompagneranno e vi sosterranno per tutta la vita’”.

In due semplici immagini l’abisso che separa due mondi del lavoro: quello italiano, che spreca le intelligenze migliori, e quello statunitense, che nonostante la crisi resta un faro per i giovani talenti dell’intero pianeta.

Lo racconta al Fatto Quotidiano Caterina Falleni, livornese di 23 anni, che ha vinto una borsa di studio presso la Nasa e si prepara ad essere uno dei prossimi cervelli in fuga tra i giovani italiani. Con il suo progetto di grande innovazione – un frigorifero che funziona senza corrente – ha bussato a molte porte in Italia, ma nessuno ha aperto. Da qui la decisione, non priva di tristezza, di emigrare.

La sua storia ha fatto il giro del web perché riaccende un dibattito mai sopito, un interrogativo che inquieta un’intera generazione e chiama la classe dirigente a dare risposte: lasciare l’Italia o restare?

Perché Caterina non è certo l’unica ad aver dovuto cercare all’estero il sostegno e i finanziamenti necessari al suo progetto. Abbiamo parlato per esempio qui di un’altra storia di successo al femminile che ha preso il volo fuori dall’Italia.

Poi basta guardare ai dati: secondo l’Istat, il 7% delle persone che hanno ottenuto un dottorato in Italia lavora all’estero. I “cervelli in fuga” aumentano, e la percentuale di laureati emigrati è oggi sette volte maggiore di quella di laureati stranieri che vengono a cercare lavoro nel nostro paese.

E non sono certo solo i laureati a cercare fortuna all'estero. Non hanno più la valigia di cartone come i loro padri e i loro nonni, ma sono giovani donne e uomini di tutti i livelli di istruzione quelli che partono.

Bisogna andare via o è giusto restare? E voi dove immaginate il vostro futuro?

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pubblicato da Administrator il 2012-09-16 16:33:41

Abbiamo chiesto a Fabiola, creatrice di FILIEFORME, di rispondere ad alcune domande, per conoscerla e farla conoscere meglio.

Quando hai cominciato la tua attività creativa?

Ho iniziato da bambina… mi piaceva smontare le cose, farmi le collanine con la pasta, guardare mia nonna mentre faceva crochet... poi da ragazzina ho iniziato a creare bigiotteria più articolata. Infine da circa 6 anni disegno e creo i miei accessori. A volte piacciono a volte no…

Cosa ti ha spinto?

Non amo indossare cose che hanno tutti . Non mi piace andare al cinema e trovare un’altra donna con la mia stessa collana o vestito, così ho iniziato a fare le cose per me stessa .Non amo i cloni, infatti le mie creazioni sono tutti pezzi unici.

Oggi, con un aggettivo solo, come descriveresti il tuo lavoro?

FOLLE!

Qual è l’aspetto che ami di più della tua vita lavorativa?

Far nascere qualcosa (che sia bello o brutto non mi importa) che prima non c’era.

Quale quello che ti piace di meno?

A volte non vengo capita… mi vedono come una visionaria che sogna ad occhi aperti (…e perché  no??)

Come immagini il tuo futuro?

Bho?!!! Credo che continuerò il mio lavoro impiegatizio (molto serio e stressante) che mi permette di pagare il mutuo e il mio lavoro frivolo che mi permette di usare il mio ingegno e la mia creatività.(soldi pochi)

Cosa diresti ad altre persone che come te hanno il desiderio di investire sulla propria creatività?

Di provare... la vita è tutta una prova.

Quali strumenti usi e quali ti sembrerebbero più utili per promuovere il tuo lavoro e le tue capacità?

Uso sia quelli tradizionali che quelli moderni .Faccio ogni tanto i mercatini per creativi insieme ad una mia amica, mi propongo nei negozi con il conto-vendita, internet e organizzo giornate di swap e vendita handmade a casa mia.

 

Volete leggere le altre interviste alle iscritte al nostro portale? Le trovate a questi link:

Figli, lavoro e fantasia

Il mio lavoro? È vitalità

 

 

Post
pubblicato da Administrator il 2012-09-14 08:43:19

L'ultima iscritta al nostro portale, Silvia, posta questa bella riflessione sul suo profilo.

Mi piace creare e sviluppare un'idea, la crisi mi ha costretto a reiventarmi costantemente, gli studi professionali chiudono e tu rimani senza un lavoro. Non ho mai aspettato che qualcuno mi cercasse, quindi mi faccio trovare. Gli accessori handmade sono la mia passione, qui in Italia ancora non sono molto apprezzati, ma credo in ciò che faccio e prima o poi riuscirò a trasformare questa mia passione in un lavoro vero e proprio. La concorrenza è tanta, ma se solo unissimo le nostre professionalità riusciremo ad emergere dalla massa, ma gli italiani ancora sono troppo individualisti, quindi il cammino sarà tutto in salita e gli anni passano inesorabilmente.

Voi cosa ne pensate?

Post
pubblicato da Administrator il 2012-09-06 10:23:44

Per quelle di voi che sono appassionate di abbigliamento e accessori e ambiscono a proporre il proprio design a un pubblico più vasto, segnaliamo un'opportunità che scade a breve.

Si tratta del bando Next Generation. Ai vincitori e le vincitrici viene offerta l'opportunità di avere la propria collezione prodotta a spese della Camera Nazionale della Moda Italiana. "I giovani premiati vedranno le loro creazioni sfilare in passerella durante la manifestazione di Milano Moda Donna di febbraio 2013 sotto lo sguardo attento della stampa e dei buyer italiani ed internazionali presenti durante la settimana della moda milanese".

Trovate tutte le informazioni e il modulo per partecipare a questo link.

E fate in fretta, il bando scade il 10 ottobre!

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