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Regolamentazione Rapporti Lavoro

 

1.     Come mettere in regola le lavoratrici domestiche 

             Assunzioni a tempo indeterminato e a tempo determinato

            Collaborazioni occasionali

            Se la collaboratrice è una donna straniera

2.     Come utilizzare i voucher per prestazioni occasionali

3.     Come mettersi in proprio con Partita IVA

4.     Come stipulare una collaborazione occasionale da privato a privato


Come mettere in regola le lavoratrici domestiche

Vuoi mettere in regola le persone che lavorano per la tua famiglia come assistenti anziani, baby sitter, colf e non sai come fare? Qui trovi le istruzioni sintetiche per stipulare il contratto e svolgere le pratiche necessarie.

Assunzioni a tempo indeterminato e a tempo determinato

Quali sono i benefici?

Mettendo in regola le lavoratrici domestiche – assistenti per anziani, colf, baby sitter - i datori di lavoro evitano sanzioni amministrative e civili, il pagamento di contributi arretrati e interessi passivi cumulati, e possono ottenere agevolazioni fiscali sulla propria dichiarazione dei redditi.

Le collaboratrici domestiche possono fruire di prestazioni assicurative e pensionistiche tra cui: indennità di disoccupazione, indennità di maternità, pensione di anzianità. Hanno diritto alla tredicesima, alla liquidazione di fine rapporto e alle ferie retribuite.

Come fare?

 1)     Documentazione per l’assunzione

Tutte le lavoratrici domestiche devono presentare al datore di lavoro, prima della stipula del contratto ed alla assunzione, i seguenti documenti:

  • carta d’identità o altro documento equivalente, non scaduta, ed eventuali diplomi o attestazioni professionali specifici;
  • tessera sanitaria aggiornata rilasciata gratuitamente dall’Azienda Sanitaria Locale;
  • codice fiscale che dovrà essere comunicato all’Inps;
  • permesso di soggiorno che consente attività lavorativa (per i lavoratori extracomunitari).

2)     Lettera di assunzione

Tra le parti dovrà essere stipulato un contratto di lavoro (lettera di assunzione), nel quale andranno indicati, oltre ad eventuali clausole specifiche: 

  • la data di inizio del rapporto di lavoro;
  • l’eventuale data di cessazione se il contratto è a termine;
  • l’eventuale durata del periodo di prova;
  • la categoria di inquadramento e l’anzianità di servizio della lavoratrice nella categoria;
  • la retribuzione pattuita;
  • la convivenza o meno con il datore di lavoro;
  • le eventuali condizioni del vitto e dell’alloggio;
  • gli orari della prestazione di lavoro;
  • l’eventuale giorno del riposo settimanale solenne e la mezza giornata di riposo settimanale aggiuntiva (in caso di lavoro dipendente con impegno costante);
  • il periodo concordato per il godimento delle ferie annuali;
  • la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o altri motivi familiari.

Scarica un fac-simile del contratto di assunzione 

3)     Assunzione

Il rapporto di lavoro deve essere denunciato all’INPS entro le ore 24 del giorno precedente (anche se festivo) a quello di instaurazione del rapporto di lavoro

Per l’iscrizione e le eventuali variazioni del contratto il datore di lavoro domestico può utilizzare i seguenti canali:

  • Contact Center dell’INPS, al numero 803.164, fornendo telefonicamente i dati necessari;
  • Procedura Internet di compilazione e invio on-line disponibile sul sito internet dell’INPS;
  • presentazione o invio agli uffici Inps tramite modulo cartaceo.

Per maggiori informazioni visita il sito internet dell’INPS

Quali oneri spettano al datore di lavoro?

1)     Contributi

Il datore di lavoro deve versare ogni trimestre (tramite un blocchetto di bollettini di conto corrente postale da richiedere all’INPS) i suoi contributi previdenziali ed assicurativi. L’importo orario di tali contributi varia a seconda della retribuzione oraria pattuita.

L’INPS fornisce uno strumento per il calcolo automatico dei contributi.

2)     Tredicesima

L’ammontare corrisponderà semplicemente ad un dodicesimo dell’intera retribuzione annua pattuita.

3)     Liquidazione

Il Trattamento di Fine Rapporto potrà essere pagato ogni anno o alla fine del rapporto, a secondo dell’accordo tra le due parti.

Il TFR è determinato sull'ammontare delle retribuzioni percepite nell'anno, comprensive del valore convenzionale di vitto e alloggio. Il totale è diviso per 13,5.

Per maggiori informazioni visita il sito internet dell’INPS.

Puoi consultare anche le tabelle dei minimi retributivi e quelle per il calcolo dei contributi.

Collaborazioni occasionali

Per prestazioni lavorative occasionali (non oltre i 30 giorni lavorativi, per importi non superiori ai 5.000 euro) non è necessario il contratto di assunzione. Le parti possono però definire i termini della collaborazione attraverso una lettera di incarico firmata da entrambe.

Il sistema più diffuso per la retribuzione di prestazioni occasionali in ambito domestico è quello dei BUONI LAVORO (VOUCHER). Vedi il paragrafo : Come utilizzare i voucher per prestazioni occasionali.

Se la collaboratrice è di nazionalità non italiana

Il rapporto di lavoro con una lavoratrice domestica straniera è regolato dalle stesse norme contrattuali, lo stesso trattamento economico e le stesse assicurazioni previdenziali previste per le lavoratrici e i lavoratori italiani. La lavoratrice straniera può provenire da:

·        Paesi comunitari, che appartengono all'Unione Europea;

·        Paesi neocomunitari, che sono entrati a far parte dell'Unione Europea dopo il 2004;

·        Paesi non comunitari (extracomunitari), non appartenenti all'Unione Europea.

Le lavoratrici comunitarie e neocomunitarie possono, una volta entrate in Italia, chiedere alla Questura il permesso di soggiorno e il datore di lavoro può procedere alla loro assunzione direttamente con le procedure previste per le lavoratrici italiane.

Se invece si tratta di donne extracomunitarie, la procedura è più complessa, ed è diversa a seconda che la lavoratrice si trovi in territorio italiano o si trovi invece ancora all’estero:

  •  Se si trova in territorio italiano il datore di lavoro deve seguire le stesse modalità previste per l'assunzione di lavoratrici italiane e comunitarie, dandone comunicazione entro 48 ore alla Questura. La comunicazione deve contenere le generalità del datore di lavoro e della lavoratrice, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione della lavoratrice e l'indirizzo del datore di lavoro presso cui viene prestato servizio. La mancata comunicazione prevede una sanzione amministrativa da Euro 154,00 a Euro 1.032,00. 
  • Se si trova ancora all'estero, prima del suo ingresso in Italia il datore di lavoro deve presentare una domanda di nulla osta al lavoro. La domanda può essere compilata e inviata esclusivamente via internet sul sito del Ministero dell’Interno (www.interno.it). La domanda, inviata allo Sportello unico, viene trasmessa anche alla Direzione Provinciale del Lavoro, alla Questura e al centro per l'impiego competenti. Lo Sportello Unico convoca il datore di lavoro per la consegna del nullaosta - che ha una validità di 6 mesi - e la sottoscrizione del contratto di soggiorno, predisposto dallo stesso Sportello. Lo Sportello Unico trasmette per via telematica il nulla osta e la proposta di contratto di soggiorno alla competente rappresentanza diplomatico-consolare italiana all’estero, la quale rilascia alla lavoratrice straniera il visto d’ingresso. La lavoratrice, ottenuto il visto d’ingresso, deve recarsi entro 8 giorni dall’ingresso in Italia presso lo Sportello Unico per firmare sia il contratto sia la richiesta di permesso di soggiorno, da spedire alla Prefettura. La Questura, infine, la convocherà per la consegna del permesso di soggiorno.

Per informazioni più dettagliate consultare i siti dell’INPS, del Ministero dell’Interno e della Polizia di Stato.

 

Come utilizzare i voucher per prestazioni occasionali

Per retribuire le prestazioni occasionali di lavoratrici domestiche, assunte per rispondere a esigenze temporanee, le famiglie possono utilizzare i voucher (buoni lavoro). Cosa sono? Dove si comprano? Come si usano? Ecco le risposte a queste e altre domande.

Cosa sono i voucher?

I buoni lavoro sono un metodo di pagamento per il lavoro occasionale, cioè per prestazioni lavorative svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro, in maniera saltuaria o non continuativa, quali possono essere le prestazioni svolte come babysitter, insegnante privata, addetta alle pulizie domestiche e molte altre categorie di attività.

I buoni hanno un valore pari a 10 euro. Si possono acquistare anche buoni multipli del valore di 50 euro equivalenti a cinque buoni non separabili e buoni da 20 euro equivalenti a due buoni non separabili.

Il valore nominale è comprensivo della contribuzione (pari al 13%) a favore della gestione separata INPS, che viene accreditata sulla posizione individuale contributiva del prestatore; di quella in favore dell'INAIL per l'assicurazione anti-infortuni (7%) e di un compenso al concessionario (INPS), per la gestione del servizio, pari al 5%.

Il valore netto del voucher da 10 euro nominali, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è quindi pari a 7,50 euro. Il valore netto del buono multiplo da 50 euro, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del lavoratore, è pari a 37,50 euro; quello del buono da 20 euro è pari a 15 euro.

Quali vantaggi comportano?

  • Per il datore di lavoro

Il datore di lavoro può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

  •  Per la lavoratrice

La lavoratrice può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. E’, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari all’INPS.

Quando si possono utilizzare?

I buoni possono essere utilizzati da famiglie e imprese familiari (oltre che da enti senza fini di lucro ed enti pubblici) per retribuire un'attività lavorativa di natura occasionale accessoria che non deve dare luogo a compensi superiori a 5.000 euro nette, nel corso di un anno solare, da parte di ciascun singolo committente. Di conseguenza, il limite di importo lordo per il committente è di 6.660 euro.

Se chi offre la prestazione è una lavoratrice in cassa integrazione, in mobilità o titolare di disoccupazione ordinaria, il limite economico dei compensi derivanti dallo svolgimento di prestazioni di natura occasionale accessoria è di 3.000 euro per anno solare (da intendersi per il prestatore come netto, pari a 4.000 euro lordi per il committente). Per eventuali compensi superiori a 3000 euro, la lavoratrice ha l’obbligo di presentare preventiva comunicazione alle Sedi provinciali dell’INPS. Nel caso di più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno e retribuiti singolarmente per meno di 3.000 euro per anno solare, la comunicazione andrà resa prima che il compenso determini il superamento del limite dei 3.000 euro se sommato agli altri redditi per lavoro accessorio.

 

Limiti economici per il committente: Nel caso di impresa familiare, le prestazioni di lavoro accessorio non possono superare un importo complessivo di 10.000 euro nette, per anno fiscale, corrispondenti ad un importo lordo di 13.330 euro. 

 

Quali attività possono essere retribuite con i buoni lavoro?

Possono essere retribuite con buoni lavoro le seguenti prestazioni di tipo occasionale:

  • lavori domestici;
  • insegnamento privato;
  • lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti;
  • lavori per manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli o di lavori di emergenza o di solidarietà;
  • attività agricole;
  • lavoro in imprese familiari;
  • consegna porta a porta e vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica;
  • attività svolte nei maneggi e nelle scuderie;
  • qualunque tipo di attività, il sabato e la domenica e in periodi festivi, da parte di studenti con meno di 25 anni di età;
  • qualunque tipo di attività, da parte dei pensionati;
  • qualunque tipo di attività, da parte di percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito;
  • qualunque tipo di attività, da parte di lavoratori in part-time

Dove si comprano i buoni lavoro?

I buoni si acquistano presso l’INPS, richiedendoli attraverso diverse procedure:

  • la procedura cartacea
  • la procedura telematica
  • l’acquisto presso i rivenditori di generi di monopolio autorizzati
  • l'acquisto presso gli sportelli bancari abilitati
  • l’acquisto presso tutti gli Uffici Postali del territorio nazionale

Tutte le informazioni sui buoni lavoro sono disponibili sul sito dell’INPS nella sezione Lavoro Occasionale Accessorio.

 

Come mettersi in proprio con Partita Iva

Come lavoratrice autonoma nei servizi, nel commercio o nell'artigianato, puoi avere la necessità o il desiderio di aprire una partita IVA. Ma quando conviene aprirla? Esistono agevolazioni per le nuove attività? E come si fa? Proviamo a rispondere ad alcune domande frequenti.

Quando conviene aprire la partita IVA?

La gestione della partita IVA ha dei costi, non conviene aprirla se si svolge un’attività puramente occasionale. Attività occasionale è quella che ha una durata non superiore ai 30 giorni e produce un reddito non superiore ai 5.000 euro, che viene normalmente regolata con contratti di prestazione occasionale.

Sopra quella cifra, se si ha intenzione di esercitare un’attività in proprio, è necessario aprire la propria partita IVA.

Una volta aperta, si possono dedurre tutta una serie di costi dall’imponibile: spese telefoniche, spese Internet, benzina ecc. a patto che tali costi siano intestati alla partita IVA stessa. Può essere dedotto fino all’80% dei costi.

Fattura o ricevuta fiscale?

Ogni persona che svolge un'attività d'impresa o lavoro autonomo deve emettere, per le somme che percepisce, un documento fiscale: ricevuta fiscale o fattura. La differenza principale tra la ricevuta fiscale e la fattura è che la prima si emette principalmente a soggetti privati (non titolari di partita IVA) la seconda a soggetti con partita IVA, in genere professionisti e aziende.

La fattura permette di specificare il dettaglio delle voci e lo scorporo dei totali in base all’aliquota IVA. Contiene quindi la distinzione tra totale netto (senza IVA) e totale lordo (totale netto + IVA). La ricevuta fiscale non contiene invece il dettaglio di queste voci, indicando solo il totale della somma percepita.

Esistono agevolazioni per i/le giovani?

Quando il reddito annuo fatturato con partita IVA non supera i 30.000 euro, si può accedere al regime dei contribuenti minimi. Il nuovo regime dei minimi, entrato in vigore il 1 gennaio 2012, modifica quello precedente (che prevedeva un’imposta sostitutiva fissa del 20% al posto dell’IRPEF e l’esenzione dall’IVA) e prevede le seguenti novità:

  •  Nuovi requisiti d’età per l’accesso alle agevolazioni: entro il 35° anno di età, fino a 5 anni dall’inizio dell’attività o (in deroga, per i più giovani) fino al compimento dei 35 anni d’età;
  • L’attività non deve rappresentare la prosecuzione di un’altra svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (nuova attività);
  • Scompare la ritenuta d’acconto (20%) e alla fattura andrà allegata una dichiarazione dove sia specificato che non si è soggetti a ritenuta d’acconto in quanto il reddito è soggetto a tassazione agevolata.

Consulta le circolari di applicazione dell’Agenzia delle Entrate:

Modalità di applicazione del regime contabile agevolato

Modalità di applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità

Scarica il fac-simile di fattura per contributi minimi

Come si apre la partita IVA?

Per aprire la propria partita IVA basta una comunicazione online al Registro delle Imprese. Si tratta della cosiddetta Comunicazione Unica. Sarà poi cura del Registro delle Imprese l’invio della comunicazione sia alla Camera di Commercio che all’INPS.

All’atto dell’apertura della partita iva occorre scegliere il codice attività (codice ATECO). E’ inoltre necessario iscriversi alla Gestione Separata dell’INPS.

Di norma, l’apertura e la gestione della partita IVA vengono affidati a un/una commercialista.


Come stipulare una collaborazione occasionale da privato a privato

Come regolare una prestazione occasionale tra privati, per esempio tra una famiglia e una lavoratrice (senza partita IVA) che offre un servizio occasionale di catering, come animatrice di feste o petsitter?

Accordarsi tra privati

Per una prestazione di carattere occasionale (non oltre i 30 giorni lavorativi, per un reddito non superiore a 5.000 euro l’anno) non occorre stipulare un contratto.

Sarà sufficiente, a beneficio di entrambe le parti, una lettera di incarico da redigere su questo modello: Fac-simile accordo tra privati

Per il pagamento

La lavoratrice dovrà presentare una ricevuta per prestazione occasionale. Se il committente è un privato la ricevuta è molto semplice: è una scrittura in cui si dichiara di ricevere una determinata somma a fronte di una prestazione occasionale.

Non si applica a questi casi la ritenuta d’acconto del 20%, che deve invece essere sottratta (e indicata nella ricevuta) quando il committente è un’impresa o un titolare di partita IVA.

La ricevuta può essere redatta su questo modello: Fac-simile ricevuta per collaborazione occasionale

 

 

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